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Dati fuorvianti ed errati nello studio di Confcommercio sulla Tari

Giovedì 26 Luglio 2018

Rifiuti

I risultati di uno studio di Confcommercio sulla Tari (il tributo comunale sui rifiuti) sono fuorvianti e in molti casi errati, soprattutto per quanto riguarda il Comune di Venezia.
È infatti facilmente intuibile che per quanto riguarda i servizi ambientali, come per agli altri servizi pubblici in generale, non è possibile paragonare Venezia (dove ogni anno passano circa 30 milioni di turisti) a Treviso o ad altre città del Veneto, dove questi sono presenti in numero molto inferiore. Inoltre, chiunque conosca un minimo Venezia sa che la raccolta dei rifiuti viene effettuata interamente a mano e su acqua e che questo, in una città unica e delicata, è l’unico sistema ammesso e possibile. Risulta quindi ovvio che il numero degli addetti sia molto superiore a quello di altre città.
Il presidente veneto di Confcommercio dimentica poi che Venezia – probabilmente l’area con il maggior afflusso turistico d’Italia – con il 65,2% è stata dichiarata da Ispra la prima Città metropolitana italiana per raccolta differenziata, raggiungendo quindi in anticipo l’obiettivo fissato dall’Unione europea. Tuttavia, non è la percentuale di raccolta differenziata il parametro più significativo per valutare i costi ma bensì l’intensità, il livello e la qualità del servizio che a Venezia, e in più genere in tutto il territorio metropolitano, devono essere in grado di gestire un elevato numero di turisti in un ambiente unico.
Inoltre, lo scostamento dai fabbisogni standard determinati a livello nazionale non può essere usato come metro di giudizio per Venezia rispetto al resto del Veneto, proprio perché le caratteristiche territoriali e gli aspetti socio-demografici della città sono completamente diversi.
I fabbisogni standard sono fortemente influenzati dalla spesa storica dei singoli territori per cui, in modo paradossale, città complesse e turistiche che hanno costi di raccolta più alti di Venezia (377 €/ab) – Napoli (448 €/ab), Pisa (447 €/ab) o Roma (383 e/ab), fonte Cittadinanzattiva – sembrano invece più virtuose solo perché in quei territori il costo di gestione dei rifiuti è sempre stato più alto e soprattutto non si tiene conto del livello quali-quantitativo offerti.
Quanto agli aumenti della Tari degli ultimi anni, è importante sottolineare che sono dovuti soprattutto all’accantonamento obbligatorio (quindi previsto dalle norme) delle somme destinate a coprire i buchi nel gettito causati da chi evade o elude la tassa e che quindi nulla c’entrano con i servizi.
In alcuni casi, invece, corrispondono alla crescente domanda di servizi aggiuntivi che, soprattutto nelle località turistiche, vogliono dire ricchezza e non certamente inefficienza.