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Il presidente di Veritas: Finalmente la Corte di Cassazione, a sezioni unite, ha scritto la parola fine sulla vicenda dell’Iva applicata alla Tia

Mercoledì 16 Marzo 2016

Rifiuti

Finalmente la Corte di Cassazione, a sezioni unite, ha scritto la parola fine sulla vicenda dell’Iva applicata alla Tia. Dico finalmente perché si tratta di una vicenda difficile, lunga e faticosa ma che Veritas non poteva che gestire in questo modo. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza, ma questa decisione ci rende più forti nel chiedere all’Agenzia delle Entrate la restituzione dell’Iva ingiustamente pagata dai cittadini, incassata da Veritas e poi versata all’Erario. Mi preme però sottolineare la schizofrenia di uno Stato dove la magistratura stabilisce che l’Iva non deve essere applicata alla Tia e l’Agenzia delle Entrate conferma per molte volte l’esatto contrario. Il risultato è che ora il Fisco dovrà rimborsare circa un miliardo di euro a milioni di famiglie italiane che hanno pagato l’Iva a partire dal 1999, anno di istituzione della Tia. Calcolare l’ammontare dei rimborsi ai cittadini che risiedono nel territorio di Veritas è molto complesso. Bisogna, infatti, esaminare centinaia di migliaia di utenze domestiche (le non domestiche dovrebbero essere escluse, come da sentenza del Tribunale civile di Venezia, in quanto hanno avuto la possibilità di scaricare l’Iva) e verificare quanto pagato. Tutte queste operazioni hanno un costo, che comunque finiranno in bolletta. La seconda schizofrenia è più sottile. Nel caso di cui stiamo parlando, l’Iva era applicata alla Tia in maniera molto chiara. Ora, invece, siamo passati dall’Iva SU una tassa (la Tia, appunto) all’Iva IN una tassa (la Tari, attualmente in vigore). In questo caso, l’Iva al 10% viene pagata dal Comune titolare del tributo al gestore del servizio e quindi riversata sui cittadini, come ai tempi della Tarsu. Questo succede anche dove è in vigore la Tarip (la tariffa con misurazione puntuale dei rifiuti prodotti). In attesa che da Roma arrivino criteri nazionali e univoci, l’Iva può essere dunque detratta solo dagli utenti non domestici. Come afferma dall’Avvocatura dello Stato in una memoria a difesa dell’Agenzia delle Entrate proprio su questa vicenda, “Se il Comune deve corrispondere l’Iva sul contratto che lo lega a Veritas, Veritas deve porla a carico dei fruitori del servizio, non come Iva sul servizio ma come costo sopportato dal Comune per affidare il servizio a Veritas”. Ribadisco, comunque, quanto più volte dichiarato: l’Iva sarà restituita agli utenti che hanno diritto (senza cause o contenziosi) non appena arriveranno indicazioni dettagliate dall’Agenzia delle Entrate.

Vladimiro Agostini

Presidente di Veritas