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Utilitalia: “Per raggiungere gli obiettivi europei servono al nostro Paese 30 impianti per il trattamento dei rifiuti”

Venerdì 27 Novembre 2020

Rifiuti

Per conseguire gli obiettivi al 2035 del pacchetto Ue sull'economia circolare, servono all'Italia oltre 30 impianti per il trattamento rifiuti, fra termovalorizzatori (per bruciare la spazzatura non riciclabile e produrre energia) e impianti di compostaggio (per trasformare i rifiuti organici in fertlizzante compost). È quanto emerge da uno studio di Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche.
Gli attuali impianti di trattamento dei rifiuti urbani sono numericamente insufficienti e concentrati tutti al nord, costringendo il nostro Paese a continui viaggi dei rifiuti tra le regioni (con camion che producono inquinamento e gas serra) e a ricorrere in maniera eccessiva allo smaltimento in discarica. Senza una decisa inversione di tendenza, sarà impossibile raggiungere i target Ue, che prevedono sul totale dei rifiuti raccolti, entro 15 anni, il raggiungimento del 65% di riciclaggio effettivo e un utilizzo della discarica per una quota inferiore al 10%.
All'Italia mancano impianti per trattare 5,7 milioni di tonnellate di spazzatura all'anno. Il Nord è autosufficiente per l'organico e in debito di 150mila tonnellate per la termovalorizzazione. Il Centro ha bisogno di termovalorizzare ulteriori 1,2 milioni di tonnellate e di trattarne altrettante di organico. Il Sud ha un fabbisogno di recupero energetico di 600mila tonnellate e di 1,4 milioni di tonnellate per l'organico. Per la Sicilia il deficit è di 500mila tonnellate per l'incenerimento e 600mila tonnellate per l'organico. La Sardegna è autosufficiente per l'organico, ma presenta un deficit di 80mila tonnellate per la termovalorizzazione.
"Senza impianti di digestione anaerobica e termovalorizzatori - spiega Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia - non è possibile chiudere il ciclo dei rifiuti in un'ottica di economia circolare. Mentre l'industria del riciclo denuncia la carenza di sbocchi per gli scarti, si continuano a ipotizzare scenari con future tecnologie che al momento non sono disponibili o immediatamente applicabili su scala estesa, e si rimanda un problema oggettivamente non più procrastinabile".