Il settore del riciclo della plastica è in crisi, dovuta soprattutto all’aumento dei costi energetici, alla concorrenza di plastiche vergini a basso costo provenienti da Paesi extra Ue e alla conseguente riduzione della domanda di plastica riciclata.
Tutti questi elementi stanno mettendo a dura prova l’attività degli impianti di riciclaggio un po’ in tutta Italia – il presidente della Regione Emilia Romagna ha segnalato il grave problema al ministro dell’Ambiente, Picchetto Frattin - che non ritirano i materiali da trattare e trasformare, creando gravi problemi anche alle piattaforme di cernita e selezione della plastica, compresa quella di eco+eco Ricicla, società controllata da Veritas che si trova a Fusina, che affronta quotidianamente pesanti ritardi nei ritiri degli imballaggi di plastica.
Ogni anno eco+eco produce circa 88.000 tonnellate (1.750 a settimana) di imballaggi di plastica, con una capacità ordinaria di stoccaggio di due settimane, estendibile fino a 4.500 durante i picchi stagionali.
Dallo scorso autunno sono stati registrati ritardi da parte delle aziende che ritirano il prodotto, fino ad arrivare alla fine del 2025 a uno stoccaggio triplo rispetto alla capacità, cosa che ha obbligato eco+eco a chiedere una serie di deroghe agli enti competenti.
Ora l’azienda indicata dal Corepla (il Consorzio nazionale materiale plastici) per il ritiro ha comunicato la sospensione delle consegne a causa del fermo impianto.
Questa situazione, unita alla crisi del settore del riciclo della plastica, rischia di mandare in tilt l’intero sistema di trattamento e smaltimento di Veritas.
Al momento, infatti, ci sono oltre 8.000 tonnellate di materiale in attesa di essere ritirato, e la quantità è destinata a crescere visti anche la stagione estiva e il gran caldo di questi giorni
Per questo motivo, eco+eco ha segnalato questa grave situazione ad Arpav, Vigili del fuoco e Città metropolitana e ha chiesto ad Arpav l’apertura di un tavolo di confronto in grado di adottare una serie di misure urgenti e straordinarie necessarie a garantire la continuità del servizio pubblico, in particolare della raccolta differenziata della plastica.
Ad esempio, l’individuazione, pur in via emergenziale, di nuovi spazi per lo stoccaggio.
Tenendo conto, tra l’altro, che il decreto legislativo 152/2006 vieta lo smaltimento in discarica degli imballaggi e dei contenitori recuperati, fatta eccezione per gli scarti che derivano dalla selezione, riciclo e recupero di questi materiali.