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"Il nostro impianto di Fusina è sicuro e controllato. E' inaccettabile allarmare i cittadini con falsità"

Lunedì 30 Marzo 2020

Rifiuti

Intervento congiunto del presidente Agostini e del dg Razzini

In merito alla discussione sul termovalorizzatore di Fusina, vogliamo precisare che fin dall’inizio moltissime persone (cittadini, Enti competenti e anche comitati) hanno ricevuto ogni informazione utile sugli impianti necessari al nostro territorio. Questo progetto nasce per dare immediata attuazione all'ambizioso programma di economia circolare europeo, in particolare al decarboning, la riduzione dell’uso dei combustibili fossili, non rinnovabili, e quindi di emissioni di CO2.

Venezia ha fatto una scelta responsabile e dimostra di essere una città pronta ad accogliere le sfide di tutela ambientale e di modernità che il mondo sta chiedendo per salvaguardare la salute dei cittadini. Così, per il terzo anno consecutivo siamo al vertice tra le Città metropolitana per percentuale di differenziata e per i minimi livelli di rifiuto residuo conferito in discarica (inferiore al 3%). E’ il frutto di un lavoro corale, che inizia con l’impegno di ciascun cittadino per il corretto conferimento a cui segue una dettagliata filiera industriale.

Dopo un confronto continuo con tutti i portatori di interesse, il nuovo termovalorizzatore è stato inserito nel piano industriale di Veritas e approvato all’unanimità dall’Assemblea societaria. E’ stato poi discusso e approvato dal Comitato di controllo analogo, formato dai Sindaci, e, per quanto di competenza, dal Consiglio di Bacino Venezia Ambiente, nel quale siedono ugualmente i Sindaci dell’area metropolitana di Venezia e di Mogliano Veneto. Una decisione collettiva, quindi.

Ogni anno il territorio metropolitano di Venezia produce 550.000 tonn di rifiuti. Il 70% viene differenziato (umido, carta, plastica, vetro, metalli, legno, verde e ramaglie), restano 155.000 tonn che vengono prima vagliate per recuperare ulteriori materiali riutilizzabili, poi asciugate per eliminare l’acqua. Restano così 60.000 tonn di Css (Combustibile solido secondario): il 12% di tutti i nostri rifiuti. Questo è esattamente il quantitativo che fino a ieri veniva utilizzato per produrre energia elettrica nella centrale termoelettrica Enel di Fusina, mescolato a oltre un milione di tonnellate di carbone. Questa centrale ora è spenta, così i nostri rifiuti finiscono in Lombardia, con aggravio di costi a carico della collettività.

La realtà è questa e chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Veritas ha chiesto l’autorizzazione di poter ricavare direttamente energia dal Css realizzato a Fusina e da biomasse (legname, tronchi, scarti di lavorazioni dell’industria del mobile) come già avviene ora. Le due linee che Veritas utilizzerà (se la Regione e gli altri Enti competenti daranno il via libera) sono già autorizzate dal 2017 e hanno una capacità termica complessiva di 47,9 MWt. Veritas non ha chiesto l’aumento della potenza, quindi non è nemmeno lontanamente ipotizzabile che possano arrivare rifiuti da fuori territorio. Né servirà per bruciare scarti di origine industriale: non è mai accaduto, non avviene ora e mai avverrà. L’impianto di Fusina servirà solo ad assicurare l’autosufficienza del nostro territorio.

Le emissioni in atmosfera saranno monitorate costantemente, in modo trasparente e resteranno ampiamente sotto i limiti di legge, fino a 19 volte in meno rispetto a quanto accade oggi. Solo come paragone, l’avveniristico e celebrato termovalorizzatore di Copenaghen, quello con la pista da sci sul tetto, brucia molti più rifiuti e utilizza Cdr, che contiene molta più plastica del Css. Come in tutto il Nord Europa, la percentuale di differenziata è inferiore alla nostra, eppure quell’impianto viene citato come modello virtuoso. Continuare ad allarmare la cittadinanza con falsità è inaccettabile e chi continua a farlo se ne assumerà tutte le responsabilità del caso. Sulla salute non si scherza e noi non scherziamo.

L’altro paragone è con il termovalorizzatore di Herambiente di Padova: è autorizzato per una capacità termica complessiva di 79,8 MWt (circa il doppio di quello di Ecoprogetto) ed è attualmente in difficoltà per l’aumento dei rifiuti conferiti a causa dell’emergenza Coronavirus.

Il nostro obiettivo, dunque, è di bruciare le stesse 60.000 tonn/anno di Css che fino a qualche mese fa erano utilizzate nella centrale dell’Enel: un’operazione che ci permetterà di recuperare calore per altri usi e di rendere ancora più sostenibile la produzione di energia. Poter disporre di un proprio impianto moderno, efficiente, con filtri adeguati e sistemi di controllo avanzati e dimensionato ai bisogni del nostro territorio - a maggior ragione nei giorni di emergenza - dimostrerà quindi che Venezia sa essere autosufficiente e metterà al riparo l'intera cittadinanza da problemi legati allo smaltimento dei rifiuti, come le cronache degli ultimi tempi stanno dimostrando accadere in altre grandi città d'Italia.
Le immagini di Roma, purtroppo, hanno fatto il giro del mondo.

Venezia è una città che ha nel proprio DNA la capacità di essere luogo del futuro. Qui c'è da fare una chiara scelta di campo che riguarda il nostro domani e quello che ognuno di noi farà dirà molto della propria idea di innovazione e rispetto dell'ambiente.
Qualcuno, come sempre, la butta in politica perché sa di essere in malafede. Guardiamo solo agli interessi del nostro territorio. Oggi siamo leader in Italia nell’economia circolare e nella raccolta differenziata dei rifiuti: vogliamo e dobbiamo continuare a esserlo.

 

Vladimiro Agostini
Presidente

Andrea Razzini
Direttore generale