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“Nessuno in Italia è più virtuoso di noi, perchè contestano il progetto di trasformare il Css in energia?”

Martedì 29 Settembre 2020

Rifiuti

Dichiarazioni di Vladimiro Agostini, presidente di Veritas

“Perché ai comitati ambientalisti non piace il progetto di produrre energia dal Combustibile solido secondario (Css) in un impianto industriale di ridotte dimensioni, dopo che per 15 anni lo stesso materiale è stato utilizzato nella centrale dell’Enel Palladio, insieme a oltre un milione di tonnellate di carbone? Perché trasformare direttamente in energia il Css derivato dalla parte non riciclabile dei rifiuti (meno del 15% delle 535.000 tonnellate raccolte ogni anno nell’Area metropolitana di Venezia e nel Comune di Mogliano Veneto) non viene considerata una cosa buona? Il motivo è francamente incomprensibile, posto che nessuna comunità italiana riesce a fare meglio di noi.

Infatti, tutti i migliori sistemi di raccolta (anche quelli molto celebrati) producono rifiuti che attualmente – e ancora per qualche tempo - non possono essere riciclati. Tutti, quindi, se ne devono liberare: c’è chi utilizza impianti e ricava direttamente energia (Milano, Torino, Parma, Bologna Padova, Schio), e c’è chi riduce il rifiuto secco residuo di due terzi togliendo acqua e materiali riciclabili (Veritas) e conferendo le ceneri in discarica. Nel nostro caso, circa 6.000 tonnellate all’anno, il 10% del rifiuto urbano trasformato in Css e poi in energia. Nella maggior parte del nostro Paese, invece, il rifiuto secco residuo finisce in discarica: perfino i più virtuosi a livello regionale ne seppelliscono direttamente circa 35.000 tonnellate.

Le risposte alle domande che forniscono i comitati contrari è perfino ovvia: è un inceneritore e utilizzerà rifiuti portati da fuori. Inutile ribadire che entrambe le affermazioni sono palesemente false. Primo perché non si tratta di un inceneritore, ma di un termovalorizzatore che recupera l’energia prodotta dalla combustione; secondo perché entreranno nell’impianto solo rifiuti raccolti nel nostro territorio. Tuttavia, l’argomento è entrato lo stesso a far parte dell’appena conclusa campagna elettorale, in un pericoloso crescendo culminato con l’occupazione dell’impianto di Fusina da parte di un centinaio di tute bianche. Una manifestazione che, oltre a bloccare l’ingresso dei camion nello stabilimento, rallentando quindi il ciclo di raccolta dei rifiuti, ha provocato una serie di danneggiamenti, i cui costi di ripristino finiranno nelle bollette dei cittadini insieme ai maggiori costi di smaltimento dei rifiuti non differenziabili o riciclabili che tutti produciamo, comprese le tute bianche e chi contesta il progetto.

In queste ultime settimane abbiamo assistito a una raccolta di firme tra i cittadini, a cui è stato fatto credere che l’impianto avvelenerà gli abitanti - nascituri e neonati compresi - e distruggerà il territorio, quasi fossimo a Chernobyl. Abbiamo anche ascoltato decine di dichiarazioni false e strumentali, le cui fondamenta si poggiano sul nulla. Hanno parlato tutti: dai candidati ai quali evidentemente non ha portato fortuna cavalcare l’argomento e terrorizzare da mesi la popolazione, all’esperto di rifiuti (presunto tale) che fino a 20 anni fa sedeva nel Consiglio di amministrazione dell’azienda municipalizzata Amav (dal 2001 Vesta e dal 2007 Veritas) senza accorgersi che all’epoca a Venezia non esisteva la differenziata e che tutti i rifiuti finivano tal quali in un inceneritore, che abbiamo chiuso nel 2014. La realtà è ben diversa, come ha constatato chi si è premurato di leggere i documenti e gli atti che da mesi sono liberamente consultabili in questa sezione del sito.

E come hanno confermato la Commissione per la Valutazione di impatto ambientale della Regione Veneto (all’unanimità), il ministero dell’Ambiente (su precisa richiesta dei Comitati contrari) e il tavolo tecnico aperto dal ministro dell’Ambiente (pur senza aver alcuna competenza in materia), di nuovo su richiesta di chi si oppone. Per l’ennesima volta – e purtroppo non sarà l’ultima - Veritas ribadisce che i numeri ipotizzati e diffusi dai comitati contrari sono falsi e frutto delle più sfrenate fantasie e delle incomprensioni più malevole e dense di sospetti. La capacità di trattamento dell’impianto è di 47,9 MWt, che non potrà essere superata anche per i limiti tecnici delle macchine, e che corrisponde all’utilizzo delle circa 70.000 tonnellate/anno di Css (Combustibile solido secondario) prodotto da Veritas dal trattamento del rifiuto secco residuo raccolto nel nostro territorio. Ogni altro calcolo è frutto di perverse fantasie. Chi contesta e terrorizza la popolazione con falsità dimostra di non avere a cuore il benessere e la sicurezza del territorio e dell’ambiente in generale. In particolare, non rispetta il proprio territorio, che dal punto di vista della gestione dei rifiuti è considerato a livello nazionale e internazionale un esempio di virtù, sostenibilità e autosufficienza ambientale.

Ora, però, il blocco della centrale termoelettrica Palladio dell’Enel che utilizzava il Css prodotto a Fusina rischia di mandare in crisi l’intero sistema. E’ per questo che Veritas ha ottenuto dalla Regione di poter trasformare direttamente in energia il Css prodotto. Tuttavia, senza l’impianto lo smaltimento del rifiuto secco residuo raccolto è e sarà completamente dipendente dagli impianti in altri territori, che comunque esistono, e dalle discariche. Il risultato sarà l’aumento delle bollette a carico dei cittadini e delle imprese, perché i costi di smaltimento dei rifiuti cresceranno di 5 milioni di euro all’anno. Ovviamente, aumenterà il traffico sulle strade e l’inquinamento prodotto dai camion che trasportano il Css prodotto a Fusina in giro per l’Italia e l’Europa. Veritas intende quindi rassicurare i cittadini: ogni paura sarà completamente fugata quando la prima linea dell’impianto sarà in funzione e tutti (anche quelli che fino a oggi hanno preferito schierarsi senza informarsi) si accorgeranno del totale rispetto dell’ambiente e dell’assoluta conformità del nostro progetto a ogni normativa prevista e necessaria. Inoltre, se nel nostro territorio le percentuali di raccolta differenziata continueranno a progredire, sarà possibile sfruttare la flessibilità dell’impianto, impostato su più linee di trattamento che quindi potrebbero non essere utilizzate o realizzate, anche se i teorici della sfiducia diranno certamente il contrario”.

Vladimiro Agostini Presidente di Veritas